Porcia, il nodo dei colletti bianchi

L’opinione pubblica si è accontentata della promessa di Electrolux di un piano industriale per Porcia. Ma in realtà procedono le manovre per una desertificazione del sito con lo smantellamento dei Servizi

Porcia, il nodo dei colletti 

di MARIO GRILLO e GIANNINO PADOVAN

(Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi. Étienne de La Boétie)

Electrolux non ha mai modificato i piani resi noti il 25 ottobre e sta procedendo con le dismissioni dei servizi. Tecnici, impiegati, ingegneri: circa mille persone che esprimono il know how della cultura Zanussi. Per questo alla lotta degli operai finalizzata a difendere la realtà produttiva di Porcia deve abbinarsi la difesa dei servizi, senza i quali non può esistere una realtà industriale.
“Se Porcia sarà chiusa significa che il Sistema Italia avrà deciso di abbandonare la produzione di elettrodomestici ritenendo di non poter più essere competitivo”

Il 7 marzo scorso gli impiegati di Porcia avevano inviato una lettera a Debora Serracchiani in cui affermavano di rivolgersi a lei «perché l’unica, tra i tanti che si sono espressi sulla nostra vicenda, ad aver capito che oltre alle vertenze aperte per le quattro fabbriche italiane, ne esiste una quinta: quella degli Impiegati Electrolux».
In questa lettera di denuncia della reale situazione negli uffici veniva reso noto che «un centinaio di dipendenti è uscita dall’azienda volontariamente, dove l’avverbio si traduce in frasi standard quali “è meglio che tu vada prima che la fabbrica chiuda” o “se non accetti il trasferimento in Polonia te ne puoi andare adesso”, ma soprattutto “sei fuori comunque perché tra un mese il tuo ufficio non esisterà più”.
La notizia sui contenuti della lettera (distribuita dagli impiegati ai media regionali e anche ad alcuni nazionali) è stata ripresa solo dal Gazzettino di Pordenone (Electrolux si sposta. Gli uffici occupati, 8 marzo 2014). Nessuna dichiarazione pubblica da parte della Regione a cui la lettera era stata consegnata. Da qui la decisione degli impiegati di far sentire la loro voce attraverso la conferenza stampa tenutasi il 29 marzo scorso all’Oratorio di Rorai Grande.
Nel corso della conferenza è stato illustrato un documento (di seguito riassunto) dall’eloquente titolo “Cronaca di una fine annunciata: cosa sta realmente accadendo a Porcia”. E questa scelta non è casuale. Infatti, la vertenza di Porcia non è una normale trattativa sindacale, ma è il banco di prova della possibilità di una presenza industriale italiana nel settore degli elettrodomestici. Se Porcia sarà chiusa significa che tutti, e cioè Governo, Sindacati, Istituzioni locali e tutto il territorio, hanno preso atto che l’Italia non è più in grado di esprimere valide competenze nella produzione di elettrodomestici belli e competitivi. In secondo luogo, Porcia è anche il tassello fondamentale nella strategia di disimpegno del Gruppo Electrolux dall’Italia.

IL DOCUMENTO

Porcia, cronaca di una fine annunciata

I numeri
Il costo del prodotto non è fatto di solo costo del lavoro, di cui si è troppo parlato in questo periodo. È fatto di: a) Costi Variabili (Materiali e Componentistica, Lavoro, Costi di trasformazione industriale (energia, manutenzioni, servizi, ecc.); b) Costi Fissi (Costi di struttura di Fabbrica, Ammortamenti, Costi Generali, Costi Centrali (Progettazione, Disegno Industriale, Commerciali).
La dimensione di Porcia è fisicamente tale da comportare un livello di produzione tra un milione e un milione e duecentomila apparecchiature prodotte. Al di sotto di tale livello iniziano le “diseconomie” di scala.
Lo dimostrano i numeri del 2013 che vedono Porcia, come unità produttiva, avere un risultato economico in equilibrio (contrariamente ai suoi concorrenti interni diretti che mostrano risultati negativi).
Per sostenere questo livello produttivo è necessario attivare i seguenti elementi:
Investimenti per lo sviluppo di prodotti innovativi. Qui si suggerisce di puntare sullo sviluppo dell’applicazione della pompa di calore nelle apparecchiature domestiche, riunendo nello stesso sito produttivo lavabiancheria, asciugabiancheria e lavasciugatrice a pompa di calore, facendo diventare Porcia polo di eccellenza tecnologica per questa applicazione. Attualmente l’asciugatrice a pompa di calore viene prodotta in Polonia anche se è stata ingegnerizzata a Porcia.
Sostenere adeguatamente sul mercato i prodotti innovativi attraverso politiche commerciali e di marketing adeguate.
Gli investimenti stimati di prodotto si aggirano sui 50 milioni in tre anni.
Gli investimenti in comunicazione sul mercato (specifici) si aggirano sui 15 milioni in tre anni.
Bisogna poi ricordare che il costo per la collettività della proposta di sostegno dei contratti di solidarietà per gli stabilimenti italiani di Electrolux nei tre anni di piano è di circa 100 milioni di euro.

La desertificazione
Mentre l’opinione pubblica si è accontentata della promessa di Electrolux di un piano industriale anche per Porcia, immaginando che questo voglia dire un abbandono della decisione di chiudere lo stabilimento che in realtà non è mai stata accantonata, procedono di gran lena le manovre per una “desertificazione” del sito di Porcia. Il sito di Porcia oggi è fatto di: a) Stabilimento di Porcia con 1200 persone circa; b) Servizi Centrali che rappresentano molto del know-how espresso dalla cultura Zanussi con circa 1000 persone che si occupano di: Progettazione lavaggio, Sistemi Informativi, Ingegneria Centrale, Logistica, Supply Chain, Vendite e Marketing e Disegno Industriale.
A Porcia è concentrato un terzo delle risorse italiane del gruppo Electrolux .
Oggi sta succedendo che, pur in assenza di qualsiasi ufficializzazione, Electrolux si sta muovendo rapidamente per smantellare le strutture dei servizi.
Il Disegno Industriale è sempre stato uno dei punti di forza della struttura industriale italiana di Electrolux. Adesso è stato deciso di portare tutto a Stoccolma. Per intanto le persone sono rimaste lì, ma senza lavoro.
Electrolux International, ex Zanussi International, ha avuto sempre un ruolo di primo piano nell’internazionalizzazione delle attività. Otto persone sono state contattate per lasciare l’azienda, ma sono ancora lì perché i clienti non ne vogliono sapere di far riferimento ad altre strutture.
La Logistica verrà fortemente ridimensionata per spostare la parte che conta in Polonia. Le persone hanno dovuto subire l’umiliazione di dover istruire i colleghi polacchi senza sapere nulla del proprio destino.
Le Vendite Italia rappresentano un caso emblematico di come opera ultimamente Electrolux. Si dice che si debba andare a Milano, senza nulla di ufficiale, ma intanto si sta cercando un immobile a Milano e si dice che il 30% delle persone non serve più.
Naturalmente lo spostamento a Milano è funzionale solo nell’ipotesi di chiusura di Porcia.
Intanto, nei primi due mesi dell’anno il mercato italiano dell’elettrodomestico è cresciuto del 7% mentre i volumi di Electrolux in Italia sono caduti del 7%. Continuando così le fabbriche chiuderanno da sole. Con buona pace di tutti.

IL LE RAGIONI DEGLI IMPIEGATI

Trasferire i servizi equivale a chiudere

Riportiamo qui il testo letto da Cristina Vendrame durante la conferenza stampa del 29 marzo a nome degli impiegati

«Abbiamo scelto lo strumento della conferenza stampa per informare della situazione che noi impiegati Electrolux stiamo attualmente vivendo; per rendere conto dell’aria pesante che quotidianamente respiriamo e che ha spinto alcuni di noi a licenziarsi pur senza avere un lavoro alternativo.
Perché sentiamo l’esigenza di scoprirci solo adesso? I motivi sono diversi:
perché, a differenza degli operai, non siamo rappresentati da alcun sindacato in questa vertenza che sta arrivando ad un punto cruciale;
per dire a chi andrà a Roma – a decidere del nostro futuro – che non si salverà né Porcia né Susegana, né Solaro né Forlì, se le discussioni continueranno a limitarsi ai volumi produttivi ed ai tagli da apportare ai salari degli operai;
per dire che Electrolux non ha mai modificato i piani resi noti il 25 ottobre scorso e che anzi sta proseguendo il programma di dismissione delle proprie attività in Italia.
Noi tutto questo lo conosciamo bene perché siamo proprio noi impiegati ad essere dismessi, chiamati uno ad uno dal personale. E presi singolarmente siamo molto più vulnerabili. Ci hanno cortesemente costretto a passare ad altri i progetti su cui stavamo lavorando; a fare formazione ed assistenza a chi, da Stoccolma o dalla Polonia, farà il lavoro da domani: il nostro lavoro. Per certi servizi questo sta già succedendo.
Industrial Design, Logistica, Progettazione, Vendita e Post-vendita: come si può pensare che un’azienda, una fabbrica, un’industria possano sopravvivere senza i Servizi?
Dietro di noi tecnici, impiegati, ingegneri, c’è il futuro di Porcia e di molti altri siti non solo italiani, ma anche europei. Chiudere o trasferire altrove i servizi che stiamo offrendo equivale a dire che Porcia chiuderà.
È per questo che siamo qui oggi: per affermare l’importanza della questione occupazionale degli impiegati, per far sì che questa abbia la stessa centralità che ha avuto e sta avendo quella riguardante i volumi produttivi. Non può esistere una realtà industriale senza i servizi. Alla lotta degli operai finalizzata a difendere la realtà produttiva di Porcia deve abbinarsi la difesa dei servizi.
Quello che vediamo tutti i giorni, quello che possiamo testimoniare direttamente è che la decisione di Electrolux di chiudere tutto non pare cambiata: stanno trasmettendo messaggi tranquillizzanti, ma la realtà che viviamo ci fa pensare che, per noi, qui non ci sarà un futuro».

(Il testo è stato consegnato in redazione venerdì 4 aprile 2014)

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