ragognaControcorrente di Giuseppe Ragogna

Troppe parrocchie e parrocchiette Questo Pd non morde i problemi

Straordinaria affermazione del sindaco di Firenze alle primarie del Partito Democratico. Ma Pordenone che fa?

La contraddizione di un partito che vuole essere guida ma poi si muove attraverso gruppi contrapposti. E non riesce mai a esprimere una posizione unitaria, neanche sui temi più scottanti

matteo renzi vittoria primarie1Matteo Renzi ha stravinto con numeri schiaccianti (67,8%). A ogni livello. Ha dominato la scena, perché è un politico da primarie aperte. Poteva contare su una organizzazione già collaudata, sufficientemente esterna al partito. Ha sfruttato la potenza di motori già caldi, con scarico immediato di parole semplici ed efficaci, in sintonia con la richiesta di rinnovamento. Per esempio, la parola “rottamazione” ha ormai il suo fascino, perché alimenta la volontà di fare piazza pulita di una classe dirigente protagonista di stagioni passate tra delusioni e fallimenti. L'avversario più agguerrito, Gianni Cuperlo, era considerato quello più funzionale alla conservazione dello status quo. E in un'Italia profondamente in crisi, descritta dal Censis come “un Paese sciapo e malcontento”, il popolo delle primarie è andato giù di piccone. Ha deciso di voltare pagina e basta. Così, se alla forza di Renzi si somma quella di Pippo Civati (il terzo incomodo), che puntava decisamente sulla discontinuità, la voglia di cambiamento assume valori plebiscitari.

Carcere e ospedale, ora basta guerriglie

Dopo decenni di chiacchiere finalmente sono stati sbloccati due progetti strategici per il territorio locale

“Ora, come accade in tutte le società “mature”, le contrapposizioni dovranno ricomporsi in strategie costruttive, per raggiungere gli obiettivi di un ospedale efficiente e moderno, ben inserito in una rete di servizi territoriali, e di un carcere dignitoso, che garantisca i diritti delle persone”

carcere-intero02Alla fine conviene vedere il bicchiere mezzo pieno. Le procedure per la costruzione dell’ospedale e del carcere sono state finalmente sbloccate. È già un buon risultato. Dopo decenni di chiacchiere, è maturata la scelta dei siti nel rispetto di due principi importanti: il contenimento dei costi (senza rischiose avventure debitorie, tipo project financing) e la tutela del territorio (senza sprechi di suolo). Così l’ospedale si farà nuovo, in via Montereale, vicino a quello attuale, e non più nelle campagne della Comina. Mentre il carcere sarà costruito a San Vito al Tagliamento, nell’area di una caserma dismessa. È stato tagliato il traguardo minimo, cioè quello della localizzazione delle due strutture. Sugli investimenti c’è un impegno di massima: all’incirca 200 milioni di euro per il primo intervento e una trentina per il secondo. Sono cifre importanti per le imprese, soprattutto in tempo di crisi. Resta però un rammarico: le decisioni sono state prese fuori da Pordenone, a Trieste e a Roma, perché è sempre maledettamente complicato gestire in casa tutte le fasi delle operazioni, dall’inizio alla fine. Capita spesso che nei momenti più delicati si debba invocare il paracadute esterno per evitare che la ricorrente fiaba di “Sior Intento” allunghi all’infinito la sua monotona filastrocca: “Vustu che te la conti o vustu che te la diga?”.  Poi, la mancanza di concretezza in loco determina gesti di frustrazione, che allungano i tempi di esecuzione dei lavori.

Pordenone assiste impotente al boom della Zanussi polacca

CONTROCORRENTE È inutile girare attorno all’illusione di essere comunque i più bravi e i più creativi. Forse abbiamo ancora qualche margine competitivo: ma quanto durerà? Occorre rompere l’immobilismo

La leadership del “bianco” si sta spostando a Est. Secondo Dario Di Vico, che sarà a pordenonelegge sabato 21 settembre, entro fine anno ci sarà lo storico sorpasso della Polonia sull’Italia in fatto di elettrodomestici prodotti

Poland Production Facility 01 1000Rischia di sparire da Pordenone ogni riferimento alla Zanussi. Non è più un mistero che Electrolux possa delocalizzare le produzioni di Porcia in Polonia, dove da alcuni anni sono stati clonati i nostri distretti. C’è il timore che quelle nuove aree industriali, oggi emergenti, possano assorbire progressivamente le nostre fabbriche. Non a caso, Dario Di Vico, giornalista economico del “Corriere della Sera”, ha già pronosticato che a fine anno saranno proprio i polacchi a superarci. E il sorpasso avverrà sulla base dei volumi di elettrodomestici prodotti. La leadership del “bianco” si sta spostando a Est. Queste nuove dinamiche mi hanno incuriosito. Così, mosso dalle analisi pubblicate a più riprese, ho programmato un viaggio di osservazione e di studio, da cui è nato il mio reportage per il “Messaggero Veneto”. Sulla cartina geografica mi sono segnato i centri dove opera Electrolux. Lì ci sono stabilimenti moderni, con piattaforme produttive di qualità elevata. Sono competitivi a ogni livello. E’ inutile girare attorno all’illusione di essere comunque i più bravi e i più creativi. Forse abbiamo ancora qualche margine competitivo: ma per quanto tempo durerà? Sarebbe meglio rompere finalmente l’immobilismo, che dura da anni, per rilanciare il nostro manifatturiero.
Nei primi anni del Duemila, la multinazionale svedese ha esteso i suoi tentacoli nella Bassa Slesia, dove più forte è l’influenza tedesca in terra polacca. Nel distretto di Wroclaw (città capoluogo) sono state duplicate le fabbriche italiane, con le stesse specializzazioni: a Olawa, che è lo stabilimento più grande, si producono le lavatrici; a Zarow le lavastoviglie; a Swidnica le stufe e le cucine; a Siewierz le asciugatrici.

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