flavio mariuzzoIl Punto di Flavio Mariuzzo

La parte sana del nostro Paese

È cominciato il conto alla rovescia. Solo pochi giorni ci separano dall’Adunata nazionale degli Alpini. Per l’occasione anche il nostro giornale si è vestito a festa con una sovracopertina dedicata all’evento.
Dopo aver sonnecchiato per mesi la città si sta finalmente rendendo conto di ciò che sta per accadere, complice l’imbandieramento di strade, piazze e case. In ogni angolo fa capolino un tricolore, un gadget, un souvenir, un’invenzione simpatica per salutare gli Alpini.
La serpeggiante preoccupazione legata ai numeri ciclopici dell’Adunata sta lasciando spazio all’entusiasmo. Molti si chiedono dove le metteremo 400 mila persone. Molti altri non se lo chiedono più, le aspettano e basta, con la curiosità di vedere l’enorme assembramento e la voglia di parteciparvi.

Il Meridione della regione

Dar vita ad una città da centomila abitanti è l’unica possibilità che ha Pordenone se vuole contare ancora qualcosa in questa regione. I fatti dell’ultimo periodo parlano chiaro, ad iniziare dalla chiusura delle Province che, utili o meno che siano, vedranno quella di Pordenone sparire per prima già alla fine di quest’anno (ma guarda che strano!). Cioé, in realtà l’ente intermedio non verrà incenerito (i dipendenti e la sede non possono essere tolti di mezzo con un colpo di bacchetta magica), ma diventerà qualcos’altro, anche se non si capisce esattamente cosa e soprattutto se davvero costerà meno di prima. Le competenze della Provincia in materia di scuole e strade verranno assunte dai Comuni? Bene, questi avranno bisogno di maggiori risorse per occuparsene e quindi i conti potrebbero non tornare. Staremo a vedere.

Crisi del bianco, Letta e Renzi: ora fatevi sentire

Nel 2007 l’Italia era il terzo paese al mondo per elettrodomestici prodotti, con circa 35 milioni di pezzi tra lavatrici, forni da cucina, stufe, fornelli, frigoriferi. Cinque anni dopo, nel 2012, la produzione si è più che dimezzata, crollando a meno di 17 milioni. L’Italia è scivolata al nono posto della graduatoria globale, ma il barometro volge ancora al brutto.
Anche negli Stati Uniti si è verificato qualcosa di simile, ma lì la minor possibilità di delocalizzare i siti produttivi ha limitato i danni. L’Italia, invece, stretta nella tenaglia dell’alto costo del lavoro e della caduta della domanda interna, rischia di venire cannibalizzata dai Paesi “amici” dell’Unione europea. Un calo così marcato (e inatteso) dell’economia domestica, infatti, rende sempre meno sostenibile la produzione di elettrodomestici in Italia.

Buone notizie

Ho un sogno. Vorrei sintonizzarmi su un telegiornale che si apre con una notizia positiva. Una bella scoperta della medicina, un passo avanti nella lotta contro il cancro. Un’innovazione tecnologica che migliori la qualità delle nostre vite, come l’auto elettrica o uno speciale pannello solare capace di tramutare un raggio di sole in energia a basso costo. Oppure, ancora, casi aziendali di successo (perché ce ne sono tanti, anche se nessuno ne parla) o storie di persone che aiutano altre persone. Basterebbe aprire una finestra sul mondo del volontariato e dell’associazionismo per trovare una miniera d’oro di notizie. E invece niente da fare, siamo condannati a farci impressionare e intristire da guerre, stragi, omicidi, violenze di ogni genere e, soprattutto, dal desolante teatrino della politica-spettacolo, con i suoi riti, con i suoi scandali, con i suoi litigi.
Perché la notizia dev’essere sempre cattiva per definizione? Dove sta scritto?

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